“It’s Judo whenever you help people who give hope up because of tiredness” E’ Judo ogni volta che aiutate quelli che disperano per la fatica

ALFREDO[1]‘It’s Judo whenever you help people who give hope up because of tiredness”

During every Judo training there are hard moments for everyone. The most trained ones go beyond them without problems, the less trained ones with difficulty.

Since we are tired we do not pay attention anymore to what we are doing. As a result, we do Judo with nothing more than empty, white-dressed bodies: in fact, their ‘Spirit’ has already come back home. My Judo Master often repeated that he was persuaded that ghosts really existed exactly because of these empty bodies, whom he saw wandering on the mat.

Every experienced Judoka should perceive this situation and help the weakest and most tired ones. Otherwise they could lose their ‘Spirit’ during the training.

If you do not become aware of this situation, actually you are not doing Judo, since you are not taking into account the principle Jita kyoei: the other and I harmoniously in order to grow up and make progress together.

This relationship with the weak ones is fundamental in Judo and in the everyday life. During the Judo practice, be it gymnastics, Uchikomi, Kata or Randori, the most trained ones have to perceive these moments and encourage their partner and the whole group.

This happens during every training and allows you to expand your spiritual energy and to give it to those in trouble. This mental attitude aiming to the exchange of energy in favor of the weak ones exists only in Judo, more precisely in traditional Judo, and it is a part of its didactical method. It also produces an energy field with your partner and the whole group.

The totality of this positive energy will help everyone during the hardest moments of the training. Actually, you can find in many other disciplines something like team spirit, but it aims only at an agonistic result, not at learning through a peculiar didactical method how to help people in trouble.

If you pay attention to those moments during the training, then you can call Judo what you are doing. By practising, it will become natural to perceive who needs your help and to give it to him according to the principle Jita kyoei.

Neither throwing someone who cannot react anymore nor doing Uchikomi without helping a weak and tired partner is Judo: this is simply an useless exercice. If you do not interact energetically with your partner during the training, you cannot make progress. Even worse, Judo does not become that powerful instrument leading to the spiritual edification that Jigoro Kano meant. You cannot train yourselves alone: Judo was created to make every single person and the whole society grow up from the physical, moral and spiritual point of view. If you pay attention only to yourselves and to your techniques, then you should also call otherwise what you are doing, since it is not what Jigoro Kano meant with Judo.

To the next text:

‘It’s Judo whenever you humbly admit your limits and your weaknesses’

Alfredo Vismara – Hanshi Dai Nippon Butokukai

Traduzione di Andrea Lorenzo Covini

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E’ JUDO….“E’ Judo ogni volta che cadete e vi rialzate sorridendo”

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“E’ Judo ogni volta che cadete e vi rialzate sorridendo

E’ il primo insegnamento scritto che diedi ai miei allievi alcuni anni fa.

E’ il primo insegnamento di una serie che sintetizza tutto il mio modo di intendere il Judo fino ad oggi.

Se vi rialzate sorridendo significa che probabilmente quello è successo un attimo prima era una cosa bella, una bella azione del vostro compagno di studio guidata dall’eccellenza nell’azione e nel pensiero, la quale vi suscita stima e desiderio di replicarla anche voi.

Questo stato d’animo permette di apprendere al negativo la tecnica, accettando la caduta senza subirla come una sconfitta, ma accogliendola come un contributo per capire e migliorare il vostro Judo.

Quando percepite un risentimento nel cadere e vi rialzate stizziti per avere subito un’azione, dentro di voi vi opponete a quello che è successo e, invece di ricevere un insegnamento, lo respingete pensando a una tattica per non permettere al vostro compagno di attaccare nuovamente.

Vi posso dire che questo non è un atteggiamento mentale corretto per studiare e ottenere il massimo degli insegnamenti e dei benefici dalla pratica, poiché solo imparando a stare di fronte in modo sincero e con uno scopo chiaro si allena la capacità di risposta, contribuendo al miglioramento di entrambi i praticanti e alzando il livello di scambio nella ricerca dell’eccellenza.

Mentre vi scrivo mi viene in mente una poesia del Maestro Kano scritta per essere ripetuta mentalmente durante il Kagami Migaki (tecnica del Seiryoku zen’yo kokumin taiiku no kata)

“La vita è un combattimento per il bene

e il nemico terribile che si oppone

è quello invisibile nascosto nel vostro cuore,

il pensiero egoistico.

Pulite lo specchio atteggiando lo spirito a liberarvi dal male,

ed eseguite gli esercizi come in un combattimento

contro il male esterno e contro il nemico invisibile

che vi ostacola affinché vi aiutino a crescere fisicamente e moralmente.”

 

Ci risentiamo al prossimo scritto:

“E’ Judo quando proiettate un compagno e ve ne dimenticate”

Alfredo Vismara Hanshi

 

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E’ JUDO….“E’ Judo, ogni volta che proiettate un compagno e ve ne dimenticate”

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“E’ Judo, ogni volta che proiettate un compagno e ve ne dimenticate”

Se osservate i bambini durante le lezioni di Judo vedrete come è grande la loro soddisfazione quando riescono a proiettare un compagno.

Non è tanto per l’azione che sono riusciti a produrre quanto per il fatto di essere stati più forti del loro compagno.

Questo sentimento di prevaricazione è patrimonio dei bambini che non hanno ancora appreso da un Maestro come motivare diversamente le loro azioni e sono ancora preda di una volontà di prevalere sul prossimo insita nell’animo umano. Questa, infatti, può essere riscontrata, spesso ancora più forte, anche negli adolescenti ed adulti.

Questo non è Judo! L’azione di Judo deve nascere dalla ricerca costante, in tutte le fasi dei vostri allenamenti, di superarsi con una tecnica sempre migliore della precedente, e il risultato di questa ricerca va considerato solo come uno stimolo a proseguirla ulteriormente. Rimanere con il pensiero fisso all’azione precedente non vi fa progredire: è come imprimere nella mente un movimento che inevitabilmente cercherete di duplicare.

Durante la pratica del Judo non dovete duplicare nulla, tutto deve essere finalizzato a ricercare la cosa migliore in quel momento – “qui e adesso” dicono i Maestri Zen , “hic et nunc “ dicevano i Romani – per ottenere il massimo in ciò che fate e sviluppare consapevolezza nel presente.

Dimenticatevi del risultato dell’azione precedente, dovete già essere nella successiva se non volete sprecare tempo e fatica. L’atteggiamento mentale che vi rende liberi e consapevoli, quello di non rimanere attaccati a ciò che avete appena fatto, è difficile a conquistarsi. Dovete combattere una guerra contro voi stessi, battaglia dopo battaglia, e senza mai abbassare la guardia perché la tentazione di rimanere su ciò che si è fatto e volerlo ripetere è molto forte.

In uno dei più antichi poemi indù, il Mahabharata, si legge un passo molto famoso in cui il guerriero Arjuna, in preda a dubbi a proposito delle cause e degli esiti della guerra che sta combattendo, si rivolge a Krishna per avere consiglio:

“Arjuna, tu sei un uomo e hai il diritto all’azione, ma non ai suoi frutti”

Ci risentiamo al prossimo scritto:

“E’ Judo, ogni volta che ricercate l’eccellenza nel pensiero e nell’azione”

Alfredo Vismara Hanshi

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SULLA “RAGIONE”

SENZAT11Se avete voglia di affrontare l’argomento “ragione” e andate a ricercarne il significato venite proiettati indietro nel tempo di migliaia di anni.

Filosofi e pensatori di ogni epoca hanno descritto la “ragione” come l’unica facoltà umana in grado di salvare e far progredire l’essere umano nella sua evoluzione.

Bene, ma nonostante profondi ragionamenti sull’uguaglianza, la fratellanza, la libertà e la tolleranza che si tramandano da migliaia di anni – e potrei andare ancora avanti – ci troviamo davanti a stermini e furti di ogni tipo, perpetrati il più delle volte dai più forti a danno dei più deboli, e a catastrofi migratorie davanti alle quali la famosa “ragione” scompare come neve al sole.

Di fronte alle difficoltà reali dell’umanità, l’essere umano può rimanere impassibile finché queste non toccano i suoi interessi individuali o quelli della comunità cui appartiene. In caso contrario, invece, l’uomo torna ad essere quello vissuto prima della scoperta della “ragione” e a essere dominato – o quantomeno molto condizionato – dall’unico comandamento cui risponde perché impresso nel suo DNA: “sopravvivi!”

Questo comandamento è cosi forte da avere la meglio su tutti i bei ragionamenti che la “ragione” può proporre. Al nostro sistema nervoso centrale, dove è impresso il comandamento “sopravvivi!”, dei dibattimenti della “ragione”, per dirla in romanesco, “non gliene può fregare di meno”.

Ciò succede anche, e soprattutto, perché quel comandamento “sopravvivi!” non è frutto dell’intelletto, formatosi in poche migliaia di anni di evoluzione del nostro cervello, quanto del costante confronto con la brutale realtà che l’uomo ha dovuto affrontare in centinaia di migliaia di anni per sopravvivere.

Se la “ragione” vuole affermarsi su quella forza ancestrale che ci accompagna da così tanto tempo deve imitarne il percorso storico ed evoluzionistico. La “ragione” deve essere allenata fisicamente a prendere gradualmente possesso di noi stessi e dei nostri impulsi ancestrali.

Io sono un prodotto del Judo, o meglio, di un certo tipo di Judo, un Judo mirante a far prevalere la “ragione” sulla voglia di rispondere a un calcio con un calcio e a tollerare un compagno che non si preoccupa della mia incolumità durante la pratica, un Judo dedicato ad una lunga e paziente edificazione spirituale e a coloro cui insegno tramite la “ragione” e l’esempio.

Sviluppare il sentimento della “tolleranza”, che è una delle figlie della “ragione”, è un arma incredibile per vincere la guerra contro impulsi negativi nella nostra società. La pratica del Judo nel rispetto dei suoi canoni e secondo i due principi Seiryoku zen’yo e Jita kyoei costituisce un nuovo e potente paradigma educativo – cosa che ripeto spesso – con una forza sconvolgente.

Se pensate a come questi due principi vengono messi in pratica nel Judo e nella nostra vita sociale quotidiana, scoprirete che costituiscono l’applicazione della “ragione” nell’azione.

Avete provato a pensare se i governanti di ogni Paese fossero stati educati a praticare questi principi come girerebbe il mondo? Pensate ai nostri politici per esempio, e mi scuso per l’esempio banale: nonostante si tratti di un caso disperato, la situazione potrebbe essere sensibilmente migliorata.

Il segreto sta nel piacere di ricercare l’eccellenza in ciò che pensate e in ciò che fate: ecco la vera “ragione”, che non ha nulla a che fare con ciò che dite.

Alfredo Vismara Hanshi

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UEBER DIE “VERNUNFT”

SENZAT11Will man das Thema „Vernunft“ behandeln und nach ihrer Bedeutung suchen, muss man Tausende von Jahren zurückblicken.

Philosophen und Denker jeder Zeit haben die “Vernunft” als die einzige menschliche Fähigkeit beschrieben, welche die Menschheit retten und im Laufe ihrer Entwicklung fortschreiten lassen kann.

Trotz tiefer Überlegungen über die Gleichstellung, die Brüderschaft, die Freiheit und die Toleranz, die seit Tausenden von Jahren überliefert worden sind – und diese Liste ist längst nicht vollständig –, liegen alle möglichen Diebstähle, Massenvernichtungen und Wanderkatastrophen, welche oft von den Stärksten gegen die Schwächsten begangen werden, direkt vor uns. Unter solchen Umständen tritt die berühmte „Vernunft“ völlig in den Hintergrund.

Vor den wahren Schwierigkeiten der Menschheit kann der Mensch unerschütterlich oder distanziert bleiben, solange diese seine eigenen Interessen oder die seiner Gemeinschaft nicht angehen. Trifft aber das Gegenteil ein, dann wird der Mensch wieder derselbe, wie er vor der Entdeckung der „Vernunft“ war. Er wird nämlich vom einzigen Gebot beherrscht – oder zumindest stark beeinflusst –, dem er gehorcht, weil es in seinem DNA aufgedrückt ist: „Überlebe!“

Dieses Gebot ist so stark, dass es jede von der „Vernunft“ vorgeschlagene Überlegung überwindet.

Dies geschieht vor allem, weil das Gebot „überlebe!“ kein Produkt des Intellekts, welcher eine relativ jüngere Schöpfung unseres Gehirns darstellt, sondern des dauernden Vergleichs mit der Realität ist, mit der sich der Mensch über die Jahrhunderte hinweg zum Überleben konfrontiert worden ist.

Wenn die „Vernunft“ diese alte Kraft, die uns seit langem begleitet, überwinden möchte, muss sie ihren Entwicklungsablauf nachmachen. Die „Vernunft“ muss trainiert werden, damit sie sich unserer Seele und unserer Impulse allmählich bemächtigt.

Ich bin ein Erzeugnis des Judos, oder, besser gesagt, jenes Judos, der die „Vernunft“ den Impuls überwiegen lässt, der Gewalt mit der Gewalt zu antworten, und mich einen Trainingspartner, der sich während der Übung um mich nicht kümmert, ertragen lässt. Diese Art von Judo bezweckt eine lange, mühselige, geistige Erbauung und die Erziehung derjenigen, die ich durch die „Vernunft“ und das Beispiel belehre.

Die Entwicklung des Gefühls der „Toleranz“, die eine der Töchter der „Vernunft“ ist, stellt eine unglaubliche Waffe dar, um den Krieg gegen die negativen Impulse unserer Gesellschaft zu gewinnen. Die Judoübung zusammen mit der Befolgung seiner Regeln und gemäß seinen zwei Prinzipien Seiryoku zen’yo und Jita kyoei ist ein neues und wirkungsvolles Erziehungsparadigma – wie ich oft wiederhole – mit einer erschütternden Kraft versehen.

Wenn man an diese zwei Prinzipien denkt und in Betracht zieht, wie sie bei der Judoübung und in unserem täglichen Gesellschaftsleben in die Praxis umgesetzt werden, wird einem klar, dass sie die Anwendung der „Vernunft“ auf die Tat darstellen.

Habt ihr versucht, euch vorzustellen, wie sich die Welt verändern würde, wenn es den Regierenden jedes Landes die Umsetzung dieser Prinzipien in die Praxis beigebracht worden wäre? Stellt euch unsere Politiker vor, und entschuldigt mich bitte für das banale Beispiel: Obwohl sie einen hoffnungslosen Fall darstellen, könnte ihre Situation trotzdem merklich verbessert werden.

Das Geheimnis liegt darin, nach der Vortrefflichkeit eurer Gedanken und eurer Taten zu suchen: Das ist ja die echte „Vernunft“, die nicht mit euren Worten zu tun hat.

Alfredo Vismara Hanshi Dai Nippon Butokukai

Traduzione di Andrea Lorenzo Covini

 

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