Puoi perdonarmi?

cropped-ALFREDO1-1.jpgTi chiedo scusa se è un po’ che non ti scrivo

Perdonami …

Per me è importante scriverti con continuità perché io voglio rimanere vivo nella tua mente, sono sincero.

Sto rientrando proprio ora dalla Bielorussia dove ho assistito ad una manifestazione agonistica di arti marziali e di judo e dove purtroppo ho constatato la deriva a cui si è arrivati.

Ancora di più mi sono convinto di quanto sia importante anche se faticoso lo sforzo che sto facendo per completare la mia opera

Sai io ho un sogno e te lo rivelo:
Voglio lasciarti tutto il mio sapere on-line in modo che tu possa continuare a consultarlo in qualsiasi momento e ovunque tu sia.

Ti basta solo uno avere uno smartphone e una connessione internet

Forse sei ancora tra coloro a cui questo non interessa, oppure pensi che sia una fregatura e che non si possa imparare con questa modalità, oppure semplicemente conosci già bene tutto il judo

E ci sta …
Ma ecco il punto

Voglio invertire questa degenerazione e vorrei che ci fossi anche tu al mio fianco per elevare la didattica nel judo

Se non credi al mio progetto e ti pesa l’impegno che ti trasmetto, puoi toglierti dalla lista, non mi risentirò ,basta che clicchi unsuscribe infondo alla pagina.

Ma lo so che non è il caso tuo e allora ti voglio anticipare che sto lavorando alacremente per trasmetterti tutto il mio sapere

Sto preparando i tutorial dei kata e ho appena terminato un nuovo progetto editoriale, pensando a te e a come aiutarti nella didattica.

Per questo seguimi nei prossimi giorni perché ti anticiperò tutto in anteprima

Intanto vai qui se non ci sei ancora stato
https://funclick.clickfunnels.com/entra-nel-mio-dojo

Alfredo Vismara

Dai Nippon Butokukai

P.S: Il judo completo è un percorso straordinario, una via che mi ha accompagnato per tutta la vita. Io sono grato di averlo studiato con il mio maestro, per questo sono grato ora di potertelo trasmettere.



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Interessa a qualcuno insegnarti ad insegnare un Judo completo?

ALFREDO[1]Ehi judoka,

Sai che non interessa a nessuno insegnarti ad insegnare un judo completo che ti differenzi rispetto agli altri?

 

Esiste un grosso problema, che è reale attualmente nella didattica del judo, pochi studiano una didattica completa.

Una didattica che presenti agli allievi il metodo Judo Kodokan con la sua varietà tecnica, la sua valenza educativa e sociale.

La didattica del judo va studiata e sperimentata.

Un insegnante non si può accontentare della sua esperienza personale, anche se di primordine, per insegnare agli altri.

Pensi che una bravo muratore possa presentarsi come geometra o ingegnere per costruire un palazzo?

Penso proprio di no e se lo facesse sarebbe un incosciente!

Se ami il judo e senti il bisogno di insegnare devi studiare la migliore didattica che trovi e inserire la tua esperienza per personalizzarla.

Se ami i tuoi allievi e vuoi ampliare la tua conoscenza per offrire loro una didattica ancora migliore devi studiare.

Non devi accontentarti mai di quello che conosci, devi sempre cercare di apprendere consigli nuovi per migliorare o confermare l’esperienza acquisita!

E’ come il tuo TOKUI WAZA, la tua tecnica preferita, puoi sempre cercare di migliorarla!

Manca un sistema di apprendimento didattico completo del Judo.  

Non esiste in nessun paese un apprendimento della didattica del judo Kodokan completa.

Esistono molti paesi che hanno maturato una buona didattica del judo ma sempre in un’unica espressione tecnica.

Quasi tutti si occupano di insegnare tecniche per arrivare al randori e spesso trascurano gli elementi base della didattica.

In alcuni paesi del mondo si ignorano addirittura i principi didattici e filosofici del judo e si pratica solo uno sport di combattimento dove se vinci rimani nel gruppo altrimenti puoi smettere di praticare perché non hai spazi.

In Italia per fortuna non è così ma il problema di apprendere una didattica comune e completa rimane.

Tutto ciò che esiste è l’esperienza personale e l’aiuto, se va bene, di un buon Maestro, il quale, a sua volta ha dovuto arrangiarsi da solo.

Ti sembra giusto tutto questo?

Non pensi sia necessario completare il tuo bagaglio didattico?

Non pensi che se ti viene offerta la possibilità di apprendere una didattica completa del judo vada presa al volo!

Quello che è sconvolgente che la traccia di una didattica completa esiste e messa nero su bianco dal suo fondatore ma ben pochi la seguono, Giappone compreso!

La maggior parte degli insegnanti bravi che si differenziano dagli altri, ha sviluppato la propria didattica da autodidatta, senza seguire un percorso. 

Perché e quando un insegnante è definito bravo?

A volte, quando a tanti bambini oppure dei buoni agonisti ma molto raramente perchéha formato molti bravi judoka

Mi sono incontrato molte volte con insegnanti che si vantavano del numero dei bambini nei loro corsi e del loro metodo per averli; partita di calcio sul tatami all’inizio e alla fine della lezione

All’inizio per metterli di buon umore e alla fine per mandarli via felici di essere stati in palestra

Altre volte, insegnanti mi hanno spiegato tutto il loro lavoro sulle prese finalizzato ai preagonisti e agonisti con il fine di neutralizzare gli attacchi dell’antagonista di turno ma lamentavano che i corsi erano vuoti perché al giorno d’oggi a nessuno piace più fare fatica e combattere!

Bene, ti sembra didattica questa?

Una didattica completa del judo Kodokan?

Perché ridurre una disciplina così ricca di tecnica e argomenti da proporre a tutti, giovani e meno giovani, combattenti e non, donne e uomini, a qualche banale esercizio?

Perché vuoi rinunciare alla possibilità di avere tanti argomenti da proporre e rendere una lezione di judo divertente?

Come ho detto più volte, il problema sta nello studio della didattica del judo

Il judo non è una disciplina che gli si addice al – fai da te! –

Per essere una bravo insegnante non basta essere stato un campione o un ottimo judoka, devi studiare un percorso specifico.

Un percorso che ti sveli la giusta progressione delle tecniche per risparmiare tempo e fatica nell’insegnare e rendere più facile l’apprendimento ai i tuoi allievi

Il percorso didattico per imparare e insegnare il judo completo va oltre l’appartenenza a federazioni o enti sportivi 

Ricordati di essere il padrone del tuo judo!

Cerca ovunque, non farti condizionare da sigle di appartenenza, dove pensi di potere imparare, tecnica, kata, goshin jutsu, filosofia, didattica e tutto ciò che ti può arricchire come insegnante

Prendi, prendi senza timore di nessuno tutto ciò che ti interessa ovunque provenga!

Non pensare che una federazione o ente sportivo faccia tutto questo per te

Molti organismi nel mondo danno delle istruzioni ai propri insegnanti su cosa insegnare a una cintura gialla, arancio e così via, altri invitano il campione di turno a mostrare il suo tokui waza (tecnica preferita) ma questa non è didattica!

La didattica che va studiata è quella che ti può dare delle risposte a 360° su tutti gli argomenti del judo, da come e perché bisogna apprendere Rei no kokoro (lo spirito del rispetto) al perché, per la formazione di un judoka, è necessario apprendere i kata e i loro significati passando per lo studio delle forme di ukemi waza, forma tecnica, uchikomi, yakusoku geiko, kakari geiko, nage komi, butsukari e lo studio del randori

Se vuoi diventare un Maestro di Judo devi studiare e costruirti una didattica, il più completa possibile!

Sbrigati ad uscire dalla condizione limitante di essere considerato un agonista o un amatore, preparati ad essere un judoka completo, competente e preparato

Uno degli stereotipi che si sono venuti a creare nel mondo in tanti anni di una didattica sbagliata sono la condizione di “amatore” e “agonista”

Per amatore si intende chi paga e mantiene in vita la palestra; va coccolato, non deve imparare cose rischiose per non correre il pericolo che si faccia del male e se chiede qualche cosa fuori dal programma gli viene detto – sono cose per agonisti! –

Per agonisti si intende un gruppo di giovani che vengono indirizzati alle gare e spesso senza avere neanche le basi tecniche per farle

Giovani che vengono scelti per la loro carica agonistica, a cui gli si spiega la tattica del combattimento e le regole del momento

Giovani che non praticano randori ma il più delle volte è un allenamento allo shiai (conbattimento di gara)

Giovani che spesso si fanno male durante gli allenamenti ma è – il prezzo dell’attività agonistica! –

Capisci quante stupidate vengono insegnate e azioni “criminali” (azioni dove chi proietta non si preoccupa dell’incolumità di uke) perpetrate per anni a tutti, o quasi, i praticanti?

Capisci che se ha un allievo non spieghi la sua responsabilità nei confronti di uke quando lo proietta e il compagno si fa del male, compie un atto criminale e tu sei il mandante?

Sai quanti campioni olimpici, mondiali, europei fino alle competizioni nazionali dei vari paesi conoscono solo un numero di tecniche che si contano nelle dita di una mano?

Ci sono sempre stati, ci sono e ci saranno sempre con le didattiche esistenti?

Non fare lo stesso errore di tanti Maestri di judo, chi è fisicamente dotato e ha talento deve conoscere il judo in modo completo e non solo quello che gli serve per vincere

La tua didattica deve essere uguale per tutti, la differenza fra “agonista” e “amatore” deve essere solo nel numero di ore che ci si allena

 

Non è necessario diventare un campione per essere un eccellente judoka o un bravo insegnante 

Anche su questa storia devi riflettere!

Per diventare un buon Maestro serve un grande Amore per il judo e per il prossimo, un Amore disinteressato per la società che ha attorno e una gran voglia di migliorarla

Per diventare un buon Maestro o un bravo judoka non devi essere un campione nelle gare non c’entra nulla

Per diventare un buon Maestro o un bravo judoka devi utilizzare tutto quello che hai appreso dal tuo Maestro e studiare una didattica che completi la tua conoscenza

Una didattica che ti permetta di soddisfare le esigenze dei tuoi allievi, di aiutarli a crescere come judoka ma sopra tutto come uomini

Anche su questo fatto devi riflettere!

Quello che hai letto non è scritto da chi non ha vissuto il mondo agonistico ma da chi ha vissuto quel mondo molto intensamente ma mai trascurato di studiare il judo in tutte le sue espressioni.

Sapevi che Jigoro Kano stesso non è mai stato un campione dal punto di vista agonistico ma si è concentrato sulla didattica del judo per sviluppare uomini migliori e far progredire la società? 

Ci tengo insistere su questo punto perché quando sento dire che Tizio o Caio non sono dei grandi Maestri perché non hanno mai fatto attività agonistica mi viene voglia di dire quello che penso ma mi controllo e taccio!

Altre volte, Tizio e Caio vengono citati come dei grandi Maestri perché hanno avuto uno o più campioni, anche in questo caso sto zitto!

Ricordati che il dovere di un Maestro è di avere studiato una didattica completa che possa essere di aiuto a tutti e non di essere stato un campione

Ricordati che se avrai dei campioni sono frutto della loro Mamma e Papà e non tuo!

Tu hai solo il compito di fornire loro, se hai studiato una buona didattica, tutti gli strumenti per aiutarli a essere di più di quello che già sono

Hai il dovere di donare a loro tutto quello che conosci e fare in modo che diventino campioni anche come uomini

Sai che la disciplina che ami e con cui vorresti insegnare è stata codificata da un uomo che non ha mai fatto incontri in gara ma solo del randori?

Da un uomo che ha reso famosa una disciplina con origini marziali come il più rivoluzionario metodo educativo che la storia del mondo abbia prodotto

Sai che insegnando judo in modo completo puoi dare una mano al progetto del Maestro Jigoro Kano?

Sai che se studi una didattica completa del judo e la trasmetti hai tuoi allievi entri nel sogno di Jigoro Kano che consisteva di migliorare tutte le società del mondo

Sto dedicando la mia vita a questo sogno e mi piacerebbe ci fossi anche tu!

Scopri my judo is your judo: la mia didattica completa on-line che puoi studiare quando vuoi e dove vuoi.

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E’ JUDO – I shin den shin

ALFREDO[1]I shin den shin

E’ Judo ogni volta che cadete e vi rialzate sorridendo.
E’ Judo ogni volta che proiettate un compagno e ve ne dimenticate.
E’ Judo ogni volta che ricercate l’eccellenza nel pensiero e nell’azione.
E’ Judo ogni volta che riuscite ad ascoltare i pensieri dell’altro.
E’ Judo ogni volta che aiutate quelli che disperano per la fatica.
E’ Judo ogni volta che riconoscete con umiltà i vostri limite e le vostre debolezze.
E’ Judo ogni volta che permettete a tolleranza e amicizia di rinascere in voi e poi la donate a gli altri.
E’ Judo ogni volta che i sentite sicuri e protetti dagli altri.

E’ Judo ogni volta che riuscite a trarre “ordine” dal “caos”.


Alfredo Vismara Hanshi – Dai Nippon Butokukai

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E’ JUDO….”E’ Judo ogni volta che riuscite ad ascoltare i pensieri dell’altro”

kodokan“E’ Judo ogni volta che riuscite ad ascoltare i pensieri dell’altro” E’ vero! Attraverso una costante pratica del Judo si arriva a percepire i pensieri del vostro compagno. Il Judo è Kata, Randori, Kogi e Mondo secondo il suo fondatore. La capacità di percepire i pensieri si acquisisce attraverso il Randori. Ma quale Randori? Un Randori teso alla ricerca dell’ippon e non alla preoccupazione di non subirlo. La tecnica durante il Randori deve consistere in un continuo scambio di sensazioni ed emozioni positive e non in una continua autogratificazione per quello che si è riusciti a fare né in una continua autocommiserazione per ciò che si è subito. Lo scambio delle azioni deve costituire un atto di amore nei confronti della persona che vi sta di fronte, la quale, più o meno brava tecnicamente di voi – ciò non ha importanza -, contribuisce alla realizzazione di questa magia, la percezione del pensiero dell’altro! Se il Randori è praticato con questo spirito si arriva a questo risultato, se invece si rifiuta lo scambio e si insiste nel pensare ed agire per bloccare, chiudere o in generale impedire che il compagno attacchi, la magia non si avvererà mai. Spesso potete sperimentare questa facoltà sviluppata nel Randori quando lo praticate con cinture molto inferiori a voi. In una situazione dove siete attenti ma non preoccupati dalle capacità di chi vi sta di fronte, il vostro corpo, – mente e corpo in Randori sono infatti una sola cosa – spesso percepisce le sue intenzioni un attimo prima che queste si manifestino. La tranquillità che provate in quei momenti è la condizione giusta da mantenere con tutti: questa è la difficoltà che va allenata. Il termine Randori è comunemente tradotto con “esercizio libero”, ma significa in realtà tutt’altro. Il Randori si intende “libero” perché non è stabilito durante il suo svolgimento chi riveste il ruolo di Tori e chi quello di Uke, ma non significa certo che ognuno può fare quello che vuole. Il termine è composto da due ideogrammi, Ran e Dori, che significano rispettivamente “confusione mentale” e “trattenere, controllare”. La traduzione più corretta sarebbe quindi “controllare il proprio stato mentale”. Se avete modo di vedere un famoso film di Akira Kurosawa che si intitola “Ran” e narra la storia di un imperatore giapponese folle, potete notare che il titolo è lo stesso ideogramma del nostro Ran-dori. E’ Judo quando riuscite a sentire i pensieri dell’altro, cioè quando controllate la vostra mente e non siete preoccupati da chi vi sta di fronte quanto dalla ricerca dell’eccellenza nel pensiero e nell’azione.

Ci risentiamo con il prossimo scritto “E’ Judo, ogni volta che aiutate quelli che disperano per la fatica”

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L’apprendimento

La tecnica è l’esperienza di tante generazioni che viene condensata in un solo risultato. Per superare la condizione individuale l’uomo ha pensato di unire le esperienze di molti: nell’antichità questo è riuscito secondo uno schema « verticale », cioè un uomo raggiungeva un certo risultato nel corso della propria vita e lo trasmetteva a uno più giovane, che a sua volta lo perfezionava e lo ritrasmetteva, arrivando così, dopo secoli, a un grado di perfezione superindividuale. Questa è la tecnica, in Judo.      foto barioli vismara
(Un’altra maniera di ottenere un risultato superindividuale consiste nel mettere insieme nel tempo presente più individui: è il problema della democrazia che, affrontato con impegno in tempi moderni, ha trovato una certa efficacia in alcuni campi dell’attività umana.)
Quando si pratica il Judo con l’intenzione di sgombrare la mente degli allievi da precedenti concezioni (rialzandone il morale e allargandone la visione) si parla di animazione. Quando si affronta il problema della tecnica, si parla di insegnamento. Quando il Judo viene considerato nel suo complesso (secondo la coscienza dell’insegnante), si parla di trasmissione.

Quest’ultima avviene grazie a un particolare sentimento che si instaura tra maestro e allievo, che non è definibile semplicemente né come amore né come amicizia, e che gli orientali chiamano Kimochi. Non ci addentriamo nell’analisi di questo sentimento, perché mancano i termini per poterlo fare facilmente, ma lo segnaliamo perché sia più facile ricercare gli stati della trasmissione.
Molti hanno avvertito o vissuto l’avvenimento fantastico e usualmente definito « casuale » della trasmissione,
ma rare volte hanno cercato di analizzarne la natura, pensando a cosa avveniva nell’allievo in quei particolari momenti. Quelli che l’hanno tentato hanno urtato contro la barriera della propria ignoranza psicologica e contro la mancanza di una vera e propria scienza dell’argomento. Momento fantastico, piccolo Satori, piccola illuminazione o meglio « scintilla » misteriosa che scoppia nella parte più profonda e incontrollata dell’essere dell’allievo, portandolo, a piccoli balzi, a uno stato di conoscenza superiore.
In realtà molti maestri, più o meno bravi, hanno tentato con parole e azioni di insegnare la loro tecnica agli allievi
che avevano a disposizione. Sforzi inutili, in quanto nessuno degli allievi era pronto: infatti la condizione principale per poter insegnare qualche cosa è l’avere qualcuno che voglia apprenderla.
Per la trasmissione, le circostanze ideali si verificano di rado e solo raramente certi maestri possono forse provocarle.
Poi tutto dipende dall’allievo, come si presenta preparato a partecipare all’avvenimento.
L’atteggiamento mentale ideale è il frutto di tre condizioni nell’allievo, che lo portano alla massima disponibilità psicofisica; esse sono: l’educazione, l’amore per l’arte e la fiducia nel maestro. Queste tre qualità, a seconda del loro sviluppo o meno omogeneo, determinano il grado di apprendimento. Esse, fuse tra loro, vengono a creare la quarta condizione di carattere decisamente diverso. Abbiamo cosi un atteggiamento mentale che è la fusione di tre qualità dirette all’esterno (educazione, amore per l’arte, fiducia nel maestro), totalmente diverse tra loro
e dal risultato che producono.
Risultato particolare, che si ottiene « non pensando » e che trascende l’ego individuale portando « tutto » l’allievo a uno stato mentale superiore, in grado di assimilare l’essenza di quello che gli viene mostrato.

IL MANIFESTARSI DELLA TECNICA APPRESA NELL’AZIONE
Così l’allievo, attraverso le tre condizioni necessarie e la pratica, è arrivato a percepire qualcosa di diverso, di cui
non riesce a spiegarsi la natura ma che sente dentro di sé come scaturito dal nulla, per niente stabile e soggetto a continui alti e bassi che lo portano a volte a stati di estrema esaltazione; con la certezza di avere chiara nella mente l’essenza di una tecnica, di un esercizio o del giusto atteggiamento mentale nel Randori o nel combattimento, oppure a stati depressivi, di sconforto, dove tutto gli sembra negato e confuso.
Solo la pratica e la fiducia nel maestro lo possono aiutare. Il maestro gli fa superare gli stati di sconforto, la pratica lo fortifica nello spirito e sempre inconsciamente lavora in uno stato profondo del suo inconscio portandolo a percepire il giusto atteggiamento mentale più di frequente e in maniera controllata.
Giusto atteggiamento mentale dunque, per la « trasmissione », perché si verifichi il rapporto maestro-allievo (Kimochi); ma l’essenza di questa o quella tecnica assimilata dall’allievo, quando e in che condizioni si manifesta? L’ideale è che nasca nello stesso modo in cui è stata assimilata o, meglio, deve manifestarsi con un atteggiamento mentale uguale al primo ma frutto di tre condizioni diverse dall’apprendimento, che si verificano solo nel Randori e in Shiai, e che sono: vedere non vedendo, sentire non sentendo e pensare non pensando,
le quali fuse insieme danno vita a uno stato psicofisico uguale all’avvenimento della « trasmissione » per l’allievo ma libero da qualsiasi tensione mentale che impedirebbe il manifestarsi dell’azione e che definiremo « agire non agendo ».   Alfredo garaCosì in Judo si parla di Mu-shin, di « mente vuota », e si dice all’allievo, ad esempio, che la distrazione, la paura di perdere o il desiderio di vincere o qualsiasi pensiero razionale sono da evitare, affinché l’azione nasca spontanea e al momento opportuno.
Quando queste condizioni si verificano, il judoka ottiene « il massimo dell’efficacia » attraverso « il migliore impiego dell’energia », poiché mediante l’azione si è unito a un qualcosa che era dentro di lui, a quelle innumerevoli forze che « non vedendo, non sentendo, non pensando e non agendo » muovono l’universo.

Alfredo Vismara Hanshi – Dai Nippon Butokukai

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