Storia del Shinken shobu no kata e Kime no kata

ALFREDO[1]

Non molto tempo fa,  feci tradurre da un mio allievo una relazione di Toshiro Daigo sull’origine dell’attuale Kime no kata.

L’importanza del documento consiste nella storia della nascita di questo Kata ma soprattutto dell’importanza che il Maestro Kano dava allo studio dello Shinken shobu waza nel Kodokan Judo.

La pratica di un Judo completo nello studio della tecnica e della sua didattica come insisto da tempo in MY JUDO IS YOUR JUDO è determinante per comprendere il JUDO KODOKAN nella sua completezza.

Nella relazione del Maestro Toshiro Daigo noterete anche la stretta relazione che esisteva fra il Kodokan e il Butokukai e la considerazione che aveva, anche dal punto di vista tecnico, dal fondatore del Judo Kodokan.

( da una relazione di Toshirō Daigo 10° Dan del Kōdōkan

Kata del Kōdōkan  2, “Judo” vol 79 N° 11 novembre 2008)

Alcuni anni dopo la fondazione del Kōdōkan, venne creato lo Shinken shōbu no kata, costituito in una prima stesura da 10 tecniche e in un secondo momento in 13 (nell’anno 20 dell’era Mēji) subito dopo la creazione del Randori no kata.

Nell’anno 39 dell’era Mēji (1906), quando il Dai Nihon Butokukai volle istituire il Shinken shobu no kata, lo Shihan presentò il progetto iniziale costituito da 13 tecniche; ne vennero aggiunte altre 7 volute dal Butokukai, furono discusse ed infine il Kata venne approvato, così nacque il Kime no kata di oggi.

Shinken shōbu no kata

Tutti sanno che l’origine del jūdō è il koryū jūjutsu. L’obiettivo delle scuole di jūjutsu era lo Shinken shōbu waza. Kanō shihan comprese che non era possibile sviluppare la sua idea di randori con molte di quelle tecniche cosi tolse le azioni pericolose, che comunque appartenevano anch’esse al Kōdōkan jūdō, e decise che si doveva imparare le tecniche dello shinken shōbu insieme alle tecniche del randori ma separatamente.

Stabilì quindi lo Shinken shōbu no kata che conteneva principi diversi dal Randori no kata.

Lo stesso Shihan fece notare gli errori che avevano i kata delle varie scuole di jūjutsu e sviluppando il nuovo Shinken shōbu no kata diceva così: “  Il Kime no kata è stato chiamato Shōbu no kata, col significato di Shinken shōbu no kata, ed è l’obiettivo dei kata delle varie scuole di jūjutsu di una volta.

Sicuramente non si può generalizzare ma guardando i kata che venivano fatti allora, pensai che lo spirito sēishi dei primi Maestri che li avevano stabiliti inizialmente, era stato dimenticato.

Guardando i kata delle varie scuole, vidi che comprendevano tante tecniche inefficaci, per chi ha praticato tanto il randori. Penso che non siano stati trasmessi i valori igi dei Maestri che li avevano codificati.

Per questo, guardando i kata di molte scuole non ne ero soddisfatto, così prendendo l’essenza iki dei kata delle varie scuole ed aggiungendo i miei miglioramenti kofū, creai quello che un tempo si chiamava Shōbu no kata ed oggi Kime no kata ” (tratto da “Jūdō Hyakunen” “100 anni di Jūdō “ di Oimatsu Shiinichi).

Lo Shihan a proposito della necessità di imparare il Kime no kata disse inoltre così: “ Tra le tecniche del Kime no kata ve ne sono di inapplicabili nel randori, nello shinken shōbu waza  non vi sono solo le proiezioni nage e i controlli katame, ma anche colpi utsu e spinte tsuku, dare calci keru koto, a volte con armi da taglio kiru o armi da fuoco happō suru.

Nel Kime no kata non si insegnano tutte queste cose: è stato fatto al fine di comprendere l’essenza di tutto ciò che si è imparato e quindi bisogna conoscere anche tale kata per capire la totalità del jūdō Kōdōkan” ( preso da: “Yūkō no katsudō” “forme della decisione”,  novembre Taishō 10, 1921).

Dallo Shinken shōbu no kata al Kime no kata

Nell’anno 20 dell’era Mēji, quando venne istituito questo kata, si  nominava Shinken shōbu no kata o Shōbu no kata o Shōbu hō no kata, poi venne cambiato in Kime no kata; non si sa quando, ma pare che lo Shihan lo decise quando stabilì il kata al Butokukai nell’anno 39 dell’era Mēji (1906), in quella sede propose il nome Kime no kata.

Però, nel “Kēōgijuku jūdōbushi (Storia del gruppo di Jūdō dell’Università Kēōgijuku)” vi è scritto nell’archivio delle riunioni avvenute dall’anno 29 dell’era Mēji (1896), che durante le dimostrazioni il kime no kata, fino all’anno 43 dell’era Mēji (1910), veniva chiamato Shōbu no kata e solo dopo l’anno 44 dell’era Mēji (1911) venne nominato Kime no kata.

Questo proverebbe una congettura diversa dalla mia, ma non si sa se corrisponde al vero.

Dopo le 10 tecniche iniziali venne portato a 13

Lo Shihan disse: “Il Kime no kata di oggi è stato stabilito un po’ dopo rispetto al Nage no kata e al Katame no kata”. Del periodo intercorso tra “le 10 tecniche iniziali” e “ le 13 tecniche” non si conoscono le motivazioni delle proposte per l’aumento del numero delle tecniche.

In Jūdō Nenkan” “Cronologia del Jūdō” è scritto che il Kime no kata è stato codificato nell’anno 20 dell’era Mēji(1887). Il Randori no kata fu creato negli anni 16 e 17 dell’erail Mēji (1884-1885) e quindi  2 o 3 anni prima.

Istituzione del Kime no kata al Dai Nihon Butokukai

Dopo la formalizzazione del Kōdōkan Kime no kata con 13 tecniche, nell’anno 39 dell’era Mēji (1906) il Dai Nihon Butokukai volle istituirlo come fece anni prima con il Nage no kata e il Katame no kata.

Lo Shihan presentò il progetto con le 13 tecniche ma alla fine dopo alcune modifiche e discussioni venne approvato con l’aggiunta di altre 7 tecniche.

Lo Shihan, riguardo tutti i particolari della istituzionalizzazione del Kime no kata al Butokukai disse: (“Jūdōka tōshite no Kanō JigorōKanō Jigorō come Jūdōka”) (dettato da Kanō Shihan e scritto da Ochiai Torahē) avevano intenzione di fare un kata, non a quelle persone esperte che praticavano i kata senza problemi nelle proprie scuole,  ma che andasse bene a tutto il paese e mi chiesero di crearlo.”

Allora vi erano due jūdōka a cui diedi il titolo di hanshi, si chiamavano Totsuka Hidemi (Yōshin ryū) e Hoshino Kumon (Shiten ryū); parlai con loro, li nominai membri del comitato, dicendogli che avrei fatto il progetto iniziale e che poi, basandoci su quello, avremmo fatto una discussione e avremmo deciso come sviluppare un kata che poteva essere eseguito da tutto il paese; loro accettarono.

Così ho fatto il progetto iniziale, ho creato le basi dello Shōbu no kata del Kōdōkan e ho aggiunto in seguito nuovamente qualche tecnica; i membri principali furono Totsuka e Hoshino ed io, insieme ad altri esperti jūdōka di altre varie scuole e completammo Idori con 8 tecniche e Tachiai con 12 come sono oggi.

Dopo varie discussioni quando fui convinto che andava bene; decisi che era il kata per il Butokukai e nello stesso tempo per il Kōdōkan. Queste sono le origini del kime no kata del Kōdōkan.

Traduzione dal giapponese di Noriko Habuki e Matteo Masada

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Shinken shobu waza e Kime no kata

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Shinken shobu no kata – Kime no kata

( da una relazione di Toshirō Daigo 10° Dan del Kōdōkan

Kata del Kōdōkan  2, “Judo” vol 79 N° 11 novembre 2008)

 

Alcuni anni dopo la fondazione del Kōdōkan, venne creato lo Shinken shōbu no kata, costituito in una prima stesura da 10 tecniche e in un secondo momento in 13 (nell’anno 20 dell’era Mēji) subito dopo la creazione del Randori no kata.

Nell’anno 39 dell’era Mēji (1906), quando il Dai Nihon Butokukai volle istituire il Shinken shobu no kata, lo Shihan presentò il progetto iniziale costituito da 13 tecniche; ne vennero aggiunte altre 7 volute dal Butokukai, furono discusse ed infine il Kata venne approvato, così nacque il Kime no kata di oggi.

 

Shinken shōbu no kata

Tutti sanno che l’origine del jūdō è il koryū jūjutsu. L’obiettivo delle scuole di jūjutsu era lo Shinken shōbu waza. Kanō shihan comprese che non era possibile sviluppare la sua idea di randori con molte di quelle tecniche cosi tolse le azioni pericolose, che comunque appartenevano anch’esse al Kōdōkan jūdō, e decise che si doveva imparare le tecniche dello shinken shōbu insieme alle tecniche del randori ma separatamente.

Stabilì quindi lo Shinken shōbu no kata che conteneva principi diversi dal Randori no kata.

Lo stesso Shihan fece notare gli errori che avevano i kata delle varie scuole di jūjutsu e sviluppando il nuovo Shinken shōbu no kata diceva così: “  Il Kime no kata è stato chiamato Shōbu no kata, col significato di Shinken shōbu no kata, ed è l’obiettivo dei kata delle varie scuole di jūjutsu di una volta.

Sicuramente non si può generalizzare ma guardando i kata che venivano fatti allora, pensai che lo spirito sēishi dei primi Maestri che li avevano stabiliti inizialmente, era stato dimenticato.

Guardando i kata delle varie scuole, vidi che comprendevano tante tecniche inefficaci, per chi ha praticato tanto il randori. Penso che non siano stati trasmessi i valori igi dei Maestri che li avevano codificati.

Per questo, guardando i kata di molte scuole non ne ero soddisfatto, così prendendo l’essenza iki dei kata delle varie scuole ed aggiungendo i miei miglioramenti kofū, creai quello che un tempo si chiamava Shōbu no kata ed oggi Kime no kata ” (tratto da “Jūdō Hyakunen” “100 anni di Jūdō “ di Oimatsu Shiinichi).

Lo Shihan a proposito della necessità di imparare il Kime no kata disse inoltre così: “ Tra le tecniche del Kime no kata ve ne sono di inapplicabili nel randori, nello shinken shōbu waza  non vi sono solo le proiezioni nage e i controlli katame, ma anche colpi utsu e spinte tsuku, dare calci keru koto, a volte con armi da taglio kiru o armi da fuoco happō suru.

Nel Kime no kata non si insegnano tutte queste cose: è stato fatto al fine di comprendere l’essenza di tutto ciò che si è imparato e quindi bisogna conoscere anche tale kata per capire la totalità del jūdō Kōdōkan” ( preso da: “Yūkō no katsudō” “forme della decisione”,  novembre Taishō 10, 1921).

Dallo Shinken shōbu no kata al Kime no kata

Nell’anno 20 dell’era Mēji, quando venne istituito questo kata, si  nominava Shinken shōbu no kata o Shōbu no kata o Shōbu hō no kata, poi venne cambiato in Kime no kata; non si sa quando, ma pare che lo Shihan lo decise quando stabilì il kata al Butokukai nell’anno 39 dell’era Mēji (1906), in quella sede propose il nome Kime no kata.

Però, nel “Kēōgijuku jūdōbushi (Storia del gruppo di Jūdō dell’Università Kēōgijuku)” vi è scritto nell’archivio delle riunioni avvenute dall’anno 29 dell’era Mēji (1896), che durante le dimostrazioni il kime no kata, fino all’anno 43 dell’era Mēji (1910), veniva chiamato Shōbu no kata e solo dopo l’anno 44 dell’era Mēji (1911) venne nominato Kime no kata.

Questo proverebbe una congettura diversa dalla mia, ma non si sa se corrisponde al vero.

Dopo le 10 tecniche iniziali venne portato a 13

Lo Shihan disse: “Il Kime no kata di oggi è stato stabilito un po’ dopo rispetto al Nage no kata e al Katame no kata”. Del periodo intercorso tra “le 10 tecniche iniziali” e “ le 13 tecniche” non si conoscono le motivazioni delle proposte per l’aumento del numero delle tecniche.

In Jūdō Nenkan” “Cronologia del Jūdō” è scritto che il Kime no kata è stato codificato nell’anno 20 dell’era Mēji(1887). Il Randori no kata fu creato negli anni 16 e 17 dell’erail Mēji (1884-1885) e quindi  2 o 3 anni prima.

Istituzione del Kime no kata al Dai Nihon Butokukai

Dopo la formalizzazione del Kōdōkan Kime no kata con 13 tecniche, nell’anno 39 dell’era Mēji (1906) il Dai Nihon Butokukai volle istituirlo come fece anni prima con il Nage no kata e il Katame no kata.

Lo Shihan presentò il progetto con le 13 tecniche ma alla fine dopo alcune modifiche e discussioni venne approvato con l’aggiunta di altre 7 tecniche.

Lo Shihan, riguardo tutti i particolari della istituzionalizzazione del Kime no kata al Butokukai disse: (“Jūdōka tōshite no Kanō JigorōKanō Jigorō come Jūdōka”) (dettato da Kanō Shihan e scritto da Ochiai Torahē) avevano intenzione di fare un kata, non a quelle persone esperte che praticavano i kata senza problemi nelle proprie scuole,  ma che andasse bene a tutto il paese e mi chiesero di crearlo.”

Allora vi erano due jūdōka a cui diedi il titolo di hanshi, si chiamavano Totsuka Hidemi (Yōshin ryū) e Hoshino Kumon (Shiten ryū); parlai con loro, li nominai membri del comitato, dicendogli che avrei fatto il progetto iniziale e che poi, basandoci su quello, avremmo fatto una discussione e avremmo deciso come sviluppare un kata che poteva essere eseguito da tutto il paese; loro accettarono.

Così ho fatto il progetto iniziale, ho creato le basi dello Shōbu no kata del Kōdōkan e ho aggiunto in seguito nuovamente qualche tecnica; i membri principali furono Totsuka e Hoshino ed io, insieme ad altri esperti jūdōka di altre varie scuole e completammo Idori con 8 tecniche e Tachiai con 12 come sono oggi.

Dopo varie discussioni quando fui convinto che andava bene; decisi che era il kata per il Butokukai e nello stesso tempo per il Kōdōkan. Queste sono le origini del kime no kata del Kōdōkan.

 

Traduzione dal giapponese di Noriko Habuki

e Matteo Masada

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