Sai che tua capacità di judoka nasce dagli SHINTAI E TAI SABAKI?

ALFREDO[1]

Sapevi che la tua capacità di judoka parte da movimenti SHINTAI E TAI SABAKI precisi che se studiati e approfonditi tecnicamente, possono fare la differenza tra riuscire a fare una tecnica, oppure perdere costantemente forza ed equilibrio?

Nella lingua giapponese il termine SHINTAI si riferisce ai modi di camminare nella pratica del judo, AYUMI ASHI, TSUGI ASHI e SURI ASHI. I TAI SABAKI invece definiscono gli spostamenti del corpo sul tatami necessari alla preparazione di un attacco o al suo controllo.

Ayumi ashi è il modo di camminare naturale e permette soltanto di avanzare o arretrare; tsugi ashi invece permette di muoversi in tutte le direzioni. Ambedue i modi di camminare devono essere eseguiti in suri ashi (senza perdere il contatto del tatami con la punta dei piedi) soprattutto nella pratica dei kata.

E’ determinante apprendere come camminare sul tatami in modo corretto attraverso esercizi specifici eseguiti in TANDOKU RENSHU (allenamento da soli) o SOTAI RENSHU (allenamento in coppia).

I Tai sabaki solitamente vengono mostrati in modo schematico e sempre in rotazione tanto che spesso il termine viene tradotto con “spostamenti in rotazione del corpo” ma non è esatto perché intende tutti gli spostamenti necessari a mantenere la posizione e l’equilibrio in situazioni di attacco o difesa.

Molti anni fa, ricordo che ero una cintura arancio abbastanza bravina e come molti giovani bravini spesso si cade nell’errore di pensare di saperne di più di ciò che si conosce veramente.

Una sera ascoltando una lezione del turno amatori (all’ora si usava, forse ancora , questo termine per indicare un praticante che non faceva gare e di conseguenza ritenuto di scarsa conoscenza del judo) l’insegnante, con cui dentro di me mi sono scusato centinaia di volte per la mia stupidità; prima di iniziare la spiegazione dichiarò – questa sera vi mostrerò uno dei più grandi segreti del judo! –

Io, che ascoltavo interessato mi chiesi cosa diavolo avrebbe fatto vedere a degli amatori!

Dopo l’annuncio, ci fu una pausa di un paio di minuti, il silenzio rendeva ancora più misteriosa la promessa che era stata appena fatta.

-Ebbene questa sera vi spiegherò il “TAI SABAKI!” – fu la promessa che fece cadere dall’alto l’insegnante.

Ora rido di me stesso per la reazione che ebbi dentro di me a quell’affermazione. Reazione di sufficienza per una presentazione esagerata di un semplice TAI SABAKI.

Si, rido di me stesso perché quella affermazione era sacrosanta. Dei movimenti apparentemente semplici erano uno dei segreti più grandi del judo.

Gli SHISEI (posizione), SHINTAI (modi di camminare) e i TAI SABAKI (spostamenti del corpo) sono componenti fondamentali del Judo e senza una loro comprensione diventa difficile e faticoso progredire.

So bene cosa state pensando campioni o ex campioni……quello che pensai io quel giorno ascoltando quel bravo Maestro – non ho mai studiato gli shintai e tai sabaki e sono diventato un campione comunque –

Ora ti chiedo quante volte hai rivelato questo segreto e lo hai fatto praticare!

Ti chiedo quante volte ci hai pensato e ti sei detto – tanto gli allievi lo imparano facendo uchikomi e randori! –

Ti chiedo se ti sei accorto a quante cinture nere e relativi campioni non conoscono questo segreto e camminano, si spostano sul tatami e organizzano tattiche sulle prese senza sapere dove hanno i piedi e come spostarsi per utilizzare al meglio la loro posizione.

Ti chiedo se ti sei accorto di quanti campioncini con talento non sono riusciti a fare il salto di qualità.

E’ la mancanza di solide basi!

La nostra forza scaturisce dal contatto con il suolo, e tanto più è corretto questo contatto con il terreno, tanto più riusciamo a mantenere una corretta posizione durante gli spostamenti, più siamo in equilibrio e più riusciamo ad applicare lo squilibrio. Il lavoro più importante parte da se stessi, mentre la maggior parte si concentra nello squilibrare il compagno.

Lo squilibrio del compagno parte sempre dal nostro movimento o spostamento, che in primis deve essere forte e in equilibrio coordinato dal nostro baricentro.

Bene, tutto ciò ti dovrebbe bastare per pensare che una buona didattica deve partire da queste basi.

Per capire che un edificio, piano terra o grattacelo che sia, deve avere delle buone fondamenta soprattutto in Judo dove durante il randori si possono verificare molti terremoti!

Ricordati che per studiare e capire, SHISEI, SHINTAI e TAI SABAKI bisogna praticare esercizi specifici sull’argomento. Non si possono studiare durante l’uchikomi, i kata o il randori, bisogna allenarli separatamente.

In my judo is your judo ho già pubblicato dei tutorial di base sull’argomento, più avanti pubblicherò dei video specifici per spiegare come allenare questi fondamenti del Judo.

A presto!

Alfredo Vismara Hanshi Dai Nippon Butokukai

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Rei no kokoro – lo spirito del rispetto che tutti dovrebbero condividere nel mondo

ALFREDO[1]Per Rei no kokoro si intende lo spirito del rispetto, non è la traduzione letterale perché Kokoro generalmente indica il cuore inteso come organo del nostro corpo ma nel BUDO giapponese viene molto utilizzato per significare “sentimento” con cui ci si dedica a delle azioni.

In questo caso è inteso come il coinvolgimento psico fisico che si deve utilizzare in ogni azione nel rispetto di regole e principi del judo.

Sai che Rei no kokoro è il primo e più importante aspetto del judo che deve essere insegnato?

Sai che con questo insegnamento puoi cambiare la visione comportamentale del mondo a una persona?

Puoi pensare ti trascurare un aspetto della nostra disciplina così importante!

Sicuramente no!

Bene, allora ascoltami perché ti parlerò di Rei no kokoro e di come devi assolutamente insegnarlo per fare qualche cosa per cambiare la società attorno a te attraverso i tuoi allievi.

Non è niente di difficile ma ricorda che tutto quello che dirai dovrà essere supportato dal TUO ESEMPIO.

Parto da quando un allievo entra nel Dojo (luogo per lo studio della Via), bambino o adulto non importa. Gli devi spiegare con poche parole che in quel luogo non bisogna parlare liberamente ma solo per chiedere o spiegare su ciò che si sta imparando, il judo.

Nello stesso tempo devi spiegare che gli zoori (calzatura a infradito) vanno posizionati con il tacco rivolto al tatami (materassino in paglia di riso) e non abbandonati in modo casuale. Tutto ciò che avviene nel Dojo non deve essere casuale!

Se la sala di pratica è dedicata solo al Judo è bene insegnare che deve fare il saluto quando entra o esce e quando sale o scende dal tatami. Se è una sala polivalente, il saluto può essere eseguito solo quando si sale o si scende dal tatami.

A seguire, con pazienza, va insegnato il nodo della cintura e l’esecuzione del saluto ogni volta che cambia un compagno all’inizio e alla fine degli esercizi.

Il saluto con l’inchino giapponese non è il nostro “ciao” ma la dimostrazione di rispetto e attenzione nei confronti di chi sta di fronte all’inizio e di ringraziamento quando hanno terminato l’esercizio.

Pensa che in molte università in Giappone eseguono il saluto al proprio compagno anche quando si rialzano dopo essere stati proiettati durante il randori.

Lo spirito del rispetto deve essere manifesto in tutto ciò che avviene all’interno del Dojo, nei confronti del luogo di pratica, dei compagni e agli insegnanti.

Questo insegnamento verrà assimilato attraverso la pratica e rispettato anche nei momenti più faticosi della lezione. Così facendo Rei no kokoro diventerà un modo di essere per i vostri allievi e influenzerà positivamente il loro comportamento anche all’esterno del Dojo.

Pensi che non valga la pena di insegnare il primo principio del Judo?

Sei certo che la tua didattica non ha bisogno di conoscere valori così forti da proporre?

Se sei certo che non hai bisogno di insegnare Rei no kokoro è bene che trovi un altro nome a ciò che proponi ai tuoi allievi perché quello che fai non è il Judo inteso da Jigoro Kano shihan (titolo onorifico che nel judo è attiribuito solo al prof. Jigoro Kano).

Prova pensare in quante altre situazioni durante una lezione Rei no kokoro deve essere mantenuto, a volte a fatica, per il duro allenamento o per l’età, nei bambini ad esempio. Ma lentamente diventerà il loro modo di intendere il judo e faciliterà la comprensione di un principio altrettanto importante, Jita yuwa kyoei (io e gli altri, in armonia, per crescere e progredire tutti insieme).

Alfredo Vismara Hanshi Dai Nippon Butokukai

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Shisei (la posizione)

 

ALFREDO[1]Vuoi veramente che i tuoi allievi apprendano un modo di fare Judo “balordo” anche nelle cose  fondamentali come gli SHISEI?

 

Il termine SHISEI (posizione) comprende shizen hontai (posizione naturale e fondamentale del corpo, nel Nage no kata), jigo hontai (posizione di maggiore stabilità del corpo nel nage no kata), Kyoshi no kamae (posizione inginocchiata con ginocchio sollevato nel Katame no kata), Kurai dori (assumere la stabilità di una roccia nel Koshiki no kata).

Il Maestro Jigoro Kano apprese il concetto di posizione e utilizzazione del proprio equilibrio e stabilità nel confrontarsi con il proprio compagno nella pratica del combattimento studiando presso le scuole di Tenjin shin’yo ryu e Kito ryu.

Ci sono molti scritti sull’argomento, nella storia delle due scuole e di più recenti, direttamente dal Maestro Jigoro Kano.

Voglio cominciare a ripetervi alcuni concetti che risalgono all’esperienza fatta dal Maestro Jigoro Kano presso le due scuole di Jujutsu.

Dal libro “Tradizione della scuola” di Tenjin shin’yo ryu ci sono molti accenni sulla posizione, ad esempio “quando si combatte ci si deve immaginare come un pezzo di legno che galleggia nel mare. Quando l’onda sale il pezzo di legno va in alto quando scende va in basso ma non affonda mai. Sia che il mare sia calmo o in tempesta, il pezzo di legnoi mantiene il suo equilibrio e stabilità. Cosi quando incontrate chi è più forte di voi fisicamente dovete comportarvi come il pezzo di legno e colpire al momento opportuno”.

Dal libro “Tai no kan” della Kito ryu si trovano molte spiegazioni su Hontai (posizione fondamentale del corpo). Ad esempio “L’Hontai è una condizione molto particolare del corpo, avere l’Hontai vuole dire porsi al di sopra del proprio corpo e controllare le proprie membra come fossero vassalli così facendo lo spirito guiderà le azioni in perfetta armonia con il corpo e potrà controllare tutti i movimenti del nemico attaccandolo al momento giusto quando il suo equilibrio sarà instabile”.

In molti scritti del Maestro Jigoro Kano troviamo le seguenti raccomandazioni “nella pratica del randori deve pensare a mantenere Shizen hontai perché è la posizione più conveniente in un combattimento reale. Shizen hontai permette di trovare la massima stabilità e al tempo stesso la rapidità necessaria per attaccare al momento opportuno”.

Il Judo Kodokan nasce dall’esperienza del combattimento reale e anche se l’esercizio del randori che ho messo a punto per allenarsi, senza rischiare di ferirsi, non vuole dire che bisogna trascurarne i principi fondamentali del combattimento”.

Il Maestro Jigoro Kano la fa molto più lunga su questo argomento ma io non voglio esasperarvi su questo punto perché penso abbiate capito quanto ci si sta allontanando dal judo del Maestro.

Però alcune domande te le voglio fare mio caro insegnante di Judo.

Vuoi veramente che i tuoi allievi apprendano un modo di fare Judo “balordo” anche nella pratica fondamentale come gli SHISEI?

Vuoi veramente che non scoprano e sperimentino l’esperienza di centinaia di anni di Maestri del passato da cui anche il Maestro Jigoro Kano ha appreso e creato il suo metodo?

Vuoi veramente che anche loro un giorno intraprendano la via dell’insegnamento del Judo senza conoscere le basi come gli Shisei ma deleghino la loro didattica in una sala pesi fra un bilanciere e un paio di manubri?

Vuoi anche tu che i tuoi allievi continuino a parlare del Maestro Jigoro Kano e si facciano belli della sua filosofia e del suo metodo senza conoscerne i fondamenti?

Potrei andare avanti per molto e sicuramente lo sai anche tu!

La domanda che ti faccio è perché devi rinunciare a tutto questo per pigrizia intellettuale, perché non studiare un poco di didattica per arricchire i tuoi allievi e trasmettere loro questo spirito di ricerca.

Sono partito da lontano, dalle scuole di Ju jutsu, per parlare di SHISEI e per ricordarti che il Maestro Jigoro Kano, persona colta e studiosa di tutto ciò che riguardava educazione fisica, morale e spirituale dell’essere umano, molto attento alle metodologie sulla preparazione fisica dell’occidente, scelse tutto ciò che ebbe in eredità dalle scuole di Ju jutsu per elaborare il suo metodo, unico al mondo per completezza tecnica, didattica, filosofica e di utilità sociale per la sua valenza educativa e nulla dalle teorie occidentali.

Alfredo Vismara Hanshi Dai Nippon Butokukai

 

guarda il video

 

 

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Maestro, quando posso cominciare a insegnare!

Alfredo OKInsegnare Judo è una grande responsabilità. Spesso viene sottovalutata da molti giovani o meno giovani ansiosi di avere allievi bravi e in grado di vincere tutte le gare e finire alle Olimpiadi. Ma insegnare Judo non è questo, può esserlo, può diventarlo, ma non è questo.

Insegnare vuol dire prendere una persona, al di là della sua età, metterla in contatto con se stessa, corpo, mente, cuore e contemporaneamente con corpo, mente,cuore di altri soggetti all’interno della stessa lezione.

Vuol dire portare, corpo, mente e cuore di molti esseri umani ad essere una sola cosa tesa a ricercare un mutuo benessere attraverso il nostro modo d’insegnare.

Non esiste Disciplina al mondo che dichiara  questa avventura Didattica sopratutto se ricercata fra specialità che utilizzano tecniche di attacco e contro attacco come strumenti d’insegnamento primari.

Se si vuole insegnare Judo questa è la difficoltà ultima e per arrivarci necessità una solida Didattica a 360 gradi su tutti i suoi mezzi tecnici e filosofici.

Non serve essere un campione in termini agonistici, anche se potrebbe sembrare un aiuto, per insegnare. Serve “conoscere” “sapere” “studiare” avere una Didattica.

Il percorso corretto dovrebbe essere che il vostro Maestro a un certo punto del vostro percorso vi dice che è il momento che vi dedicate all’insegnamento per trasmettere il vostro sapere ad altri. Ma sappiamo che non avviene quasi mai in questi termini, il più delle volte l’allievo pensa di essere pronto e se ne va per aprire la sua palestra oppure viene mandato per necessità in una scuola per aumentare il numero degli allievi senza una preparazione specifica. Spesso neanche il Maestro ha avuto una preparazione idonea ma si è creato una Didattica limitata alla sua esperienza.

Una buona Didattica è l’insieme di tante esperienze selezionate e trasmesse da generazioni di Maestri finalizzate a proporre il Judo nella maniera più completa possibile, in termini culturali, tecnici, filosofici e sportivi.

Alfredo Vismara Hanshi Dai Nippon Butokukai

 

 

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C’est Judo à chaque fois que vous arrivez à tirer l’ordre du chaos

foto alC’est Judo à chaque fois que vous arrivez à tirer l’ordre du chaos

C’est le dernier point du I shin den shin que j’ai écrit pour qu’ils soit lu à la fin de chaque entraînement.

Un des éléments de la didactique du Judo s’appelle « monde », à savoir questions et réponses entre Prof et élèves, mais c’est aspect n’est presque jamais utilisé.

C’est la raison pour laquelle j’ai décidé d’écrire I shin den shi « de mon esprit à ton esprit », c’est-à-dire des pensées qui résument les aspects les plus importants du Judo Kodokan.

La dernière pensée rappelle que le Judo est pratiqué correctement s’il aide à tirer l’ordre du chaos. L’ordre s’obtient par l’entraînement du Kata et du Randori, qui interagissent entre eux.

L’ordre intérieur auquel je me réfère doit avoir origine et augmenter à peu à peu dans le chaos, mais il faut quand-même le rechercher constamment et attentivement pendant la pratique. Il s’agit d’une bataille très difficile, à laquelle il faut dédier toutes nos énergies parce que le chaos est à l’origine de toute chose.

L’univers entier s’est développé avec une succession d’ordre et chaos, et notre planète, la nature et les êtres vivants font pareil.

Heureusement l’être humain a eu l’avantage, par rapport aux êtres vivants, de pouvoir interagir avec ordre et chaos, ce qui lui permet de mieux comprendre le monde autour de lui.

Essayez de vous apercevoir du chaos d’un débutant qui croit d’être en danger pendant un exercice, pendant le randori ou pendant le kata. Apercevez-vous de votre ordre intérieur et après comparez-le avec le chaos du débutant.

Mais si vous vous comparez avec quelqu’un qui est plus expert de vous, les rôles s’échangent, et avec eux ordre et chaos aussi. Voilà le moment où il faut poursuivre la recherche de l’ordre. Si l’on le recherche constamment, il augmente graduellement et, par conséquent, on deviendra spirituellement plus forts et capables de secourir ceux qui auront besoin d’aide.

Cela doit être recherché, perçu et ensuite donné aux autres. Il faut que les débutants s’aperçoivent que la personne en face d’eux est différente intérieurement et non pas simplement plus douée du point de vue physique ou technique. Il faut qu’ils se nourrissent de l’ordre de ceux qui leur sont en face.

Alfredo Vismara Hanshi Dai Nippon Butokukai

Traduzione di Andrea Lorenzo Covini

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It’s Judo whenever you can draw order from chaos

alfredo2It’s Judo whenever you can draw order from chaos

That’s the last point of I shin den shin I wrote so that my pupils read it at the end of every training.

One of the elements of Judo didactic is called ‘world’, namely questions and answers between the Master and his pupils. Unfortunately, this aspect is almost never used.

This is the reason why I decided to write I shin den shin ‘from my spirit to your spirit’, namely some thoughts that summarize the most important aspects of Judo Kodokan.

The last thought reminds that Judo is well practiced if it helps drawing order from chaos. Order is gained through Kata and Randori, which interact during every training.

The internal order I refer to must arise from chaos and then grow, and it must be looked for constantly and carefully during the practice. It’s a very difficult battle, to which one should dedicate all his/her energies since chaos is the source of everything.

The whole universe has developed through a succession of order and chaos, just like our planet, nature and every living being have done.

Luckily, human beings can interact with order and chaos more than the other living beings, and therefore they can also better understand what is surrounding them.

Try to feel the chaos in a beginner who believes to be in danger during an exercise, during the randori or during the kata. Feel your internal order and compare it with the beginner’s chaos.

And then feel the difference if you practice with someone who is more experienced than you. That’s the moment when you have to keep looking for your internal order. If you do it constantly, it grows gradually and, consequently, you will become spiritually stronger and more capable to help people in troubles.

This must be looked for, felt and given to the other people. Beginners should feel that the person who is practicing with them is internally different, and not simply better from the physical or technical point of view: they should nourish themselves with the order they perceive in their more experienced training partners.

Alfredo Vismara Hanshi Dai Nippon Butokukai

Traduzione di Andrea Lorenzo Covini

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Because I think that Kodokan Judo is the most complete discipline

te gatameWhen I am called upon to teach Judo without being asked to show some particular techniques, I often like teaching why Judo is so important from the technical and educational point of view.

I immediately begin saying that Judo is the nicest and most complete discipline all over the world. Then, I explain that ‘nice’ reflects my personal opinion about Judo, which, however, cannot be generalized since I’m totally involved in it; on the other hand, I’m really persuaded that Judo is more complete than all other disciplines.

In fact, Judo was born and established itself among the Jujutsu schools, whose principles it inherited: Atemi Waza, Nage Waza, Katame Waza.

But we don’t have to think about the techniques which are codified in the Gokyo or selected for the Newaza; instead, we should think about the hundreds of more dangerous techniques, with or without weapons, which have never been admitted in the Judo sport.

Besides, a crucial point of Judo didactic, a very unique one, is that it looks for the best use of physical and spiritual energy so that we can live harmoniously with the other people and make progress with them.

The great technical heritage together with the great moral and social principles, which are applied during the training with the goal of improving every person and the whole society, are exactly what makes Judo unique.

When I assert that Judo Kodokan is the most complete discipline all over the world, I do not intend to compare it with the other martial arts from a technical point of view because I’m not interested in it; I rather think about the didactical method of Judo, which allows to train better people and a better society.

Alfredo Vismara Hanshi Dai Nippon Butokukai

Traduzione di Andrea Lorenzo Covini

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Parce que je pense que le Kodokan Judo est la discipline la plus complète

foto alLorsque je suis invité à donner un cours de Judo et on ne me demande pas de montrer les techniques que je préfère, j’aime souvent donner un cours à propos de l’importance technique et éducative du Judo.

Tout de suite je dis qu’on pratique la discipline la plus belle et la plus complète du monde. Après j’explique que le fait de considérer le Judo comme « beau » est tout à fait personnel – et par conséquent pas du tout objectif – parce que j’en suis totalement impliqué ; mais en ce qui concerne le caractère exhaustif du Judo, j’en suis vraiment convaincu.

Le Judo est né et s’est imposé parmi les écoles du Jujutsu en héritant leurs principes techniques : Atemi Waza, Nage Waza, Katame Waza. On ne doit pas penser aux techniques codifiées dans le Gokyo et sélectionnées pour le Newaza, mais aux autres centaines des techniques bien plus dangereuses, avec ou sans armes, qui n’ont jamais été introduites dans le Judo sportif.

En outre, un élément fondamental et unique de la didactique propre au Judo est sa finalité, à savoir la recherche de l’emploi le meilleur de l’énergie physique et spirituelle pour qu’on vive harmonieusement avec les autres et qu’on progresse avec eux.

C’est le grand patrimoine technique avec les grands principes moraux et sociaux appliqués pendant l’entraînement pour améliorer l’individu et, à travers de lui, la société qui rendent le Judo unique.

Quand j’affirme que le Judo Kodokan est la discipline la plus complète du monde, je ne suis pas en train de le comparer avec les autres arts martiaux sur le plan technique, qui d’ailleurs ne m’intéresse pas, mais sur un plan didactique : seul le Judo peut former des hommes et une société meilleurs.

Alfredo Vismara Hanshi Dai Nippon Butokukai

Traduzione di Andrea Lorenzo Covini

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IL JUDO E LA SUA DIDATTICA

alfredo2La didattica è la scienza della relazione educativa, il cui oggetto è lo studio della pratica d’insegnamento, serve per finalizzare una metodologia per insegnare nel miglior modo possibile e catalizzare l’apprendimento di una materia specifica.

La didattica del Judo, oltre all’aspetto tecnico, può contribuire a finalizzare la sua applicazione allenando i praticanti allo sviluppo di tre culture, quella fisica, morale e intellettuale per mettere in condizione l’allievo di edificarsi spiritualmente.

Questa è la didattica del Judo intesa dal prof. Jigoro Kano e, a mio avviso, l’unica didattica esistente che propone in questo momento storico del mondo, una valenza educativa così forte.

Gli obiettivi sono di insegnare il migliore impiego dell’energia fisica e spirituale in ogni azione per raggiungere l’armonia fra le persone e progredire tutti insieme.

Il mezzo che abbiamo è la tecnica nella sua totalità, Goshin jutsu, Randori waza, Kata e Randori, non una parte di essa. Spesso molti insegnanti dedicano tutti i loro sforzi ad educare allo Shiai e a prevalere sull’avversario che non è l’educazione intesa dal fondatore del metodo Judo Kodokan.

Fra l’altro, una didattica così riduttiva della nostra disciplina non aiuta ad avvicinare i giovani di ambo i sessi e tanto meno i meno giovani che dello shiai gli importa veramente poco o niente.

Certamente la lezione con ginnastica, uchikomi e randori è più facile, diversamente bisogna studiare e spiegare anche argomenti in cui non ci si è mai applicati ma vi assicuro che ne vale lo sforzo, per voi e i vostri allievi.

Pensate che se un judoka, giovane o adulto poco importa, imparasse nel suo percorso tecnico anche molti altri aspetti del Judo diventerebbe meno bravo in combattimento? Penso proprio di no, avreste sicuramente lo stesso combattente ma tecnicamente e didatticamente pronto a continuare nello studio del Judo promuovendo i vostri insegnamenti.

Lo shiai non deve togliere nulla all’apprendimento corretto del Judo, anzi se indirizzato alla ricerca dell’eccellenza nel pensiero e nell’azione in situazioni emotivamente più complesse può accrescere l’amore per il Judo e l’interesse alla sua valenza educativa.

La valenza educativa del Judo deve essere trasmessa in ogni lezione, poco alla volta, come una goccia che in ogni lezione lasciate cadere dentro di loro attraverso l’esempio, dovete trasmettere l’importanza della responsabilità nei confronti dei compagni, la disponibilità nell’aiutare chi è meno abile o più gracile fisicamente, al rispetto delle regole del Dojo e della società.

Gli argomenti tecnici che il Judo ci offre per sviluppare questa didattica educativa sono tanti, pratichiamo la disciplina più completa al mondo dal punto di vista tecnico, sociale e spirituale.

Pratichiamo un Arte che ci piace, di cui siamo innamorati e con cui possiamo veramente contribuire a cambiare in meglio questa nostra società.

Non pensate che valga la pena di vivere e far vivere ai nostri allievi un’avventura simile?

Hanshi Alfredo Vismara – Dai Nippon Butokukai

 

 

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